una certa forma di eleganza, di modi di avvertire le cose, di descriverle e regalarle agli altri, di aver voglia di diffondere e mettere in circolo il proprio pensiero per vederlo ritornare arricchito … bisogna ammettere che queste cose non ci sono piu’, inutile nasconderlo, quello che c’e’ fuori in questo tempo è altra cosa.
Ecco l’ultima parte della “signora Felicita” di Guido Gozzano, un esempio lampante di attenzione al quotidiano e alle sfumature raccontato con classe e leggerezza davvero grandi.
“Nel mestissimo giorno degli addii
mi piacque rivedere la tua villa.
La morte dell’estate era tranquilla
in quel mattino che salii da te.
[…]
Giunse il distacco, amaro senza fine,
e fu il distacco d’altri tempi, quando
le amate in bande lisce e in crinoline
protese da un giardino venerando,
singhiozzavano forte, salutando
diligenze che andavano al confine…
M’apparisti così come in un cantico
del Prati, lacrimante l’abbandono
per l’isole perdute nell’Atlantico;
ed io fui l’uomo d”altri tempi, un buono
sentimentale giovine romantico…
Quello che fingo d’essere e non sono!”
solo una mente superiore puo’ dire una frase come ” … la morte dell’estate era tranquilla”.
Adoriamo la perfezione, perché non possiamo averla; se l’avessimo ci ripugnerebbe. La perfezione è inumana, perché l’essere umano è imperfetto.
Ali
bisogna avere
quando si ama l’abisso.
La solitudine non è mai con voi;
è sempre senza di voi,
e soltanto possibile con un estraneo attorno:
luogo o persona che sia,
che del tutto vi ignorino,
che del tutto voi ignoriate,
così che la vostra volontà e il vostro sentimento
restino sospesi e smarriti
in una incertezza angosciosa
e, cessando ogni affermazione di voi,
cessi l’initimità stessa della vostra coscienza.
La vera solitudine è in un luogo che vive per sè
e che per voi non ha traccia nè voce,
e dove dunque l’estraneo siete voi.
Luigi Pirandello - Uno nessuno e centomila
“Per quanto una situazione sia disperata, c’è sempre una possibilità di soluzione.
Quando tutto attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all’oscurità”
Sembra quasi che se metti la musica (e i libri, probabilmente, e i film, e il teatro, e qualsiasi cosa procuri emozioni) al primo posto, non riuscirai mai a chiarire la tua vita amorosa, e non arriverai mai a considerarla come un prodotto finito. Ci troverai sempre qualcosa da ridire, starai sempre in subbuglio, e continuerai a criticare e a cercare di dipanare la matassa finché non va tutto a rotoli e devi ricominciare daccapo. Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d’animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida.
“… ogni parola
prima di essere pronunciata
dovrebbe passare da tre porte.
Sull’arco della prima porta dovrebbe esserci scritto: ” È vera?”
sulla seconda campeggiare la domanda: ” È necessaria?”
sulla terza essere scolpita l’ultima richiesta: “È gentile?.
Una parola giusta può superare le tre barriere e raggiungere il destinatario con il suo significato piccolo o grande.
Nel mondo di oggi, dove le parole inutili si sprecano, occorrerebbero cento porte
molte delle quali rimarrebbero sicuramente chiuse.”
Romano Battaglia
“Quelli come te, che hanno due sangui diversi nelle vene, non trovano mai riposo né contentezza; e mentre sono là, vorrebbero trovarsi qua, e appena tornati qua, subito hanno voglia di scappar via. Tu te ne andrai da un luogo all’altro, come se fuggissi di prigione, o corressi in cerca di qualcuno; ma in realtà inseguirai soltanto le sorti diverse che si mischiano nel tuo sangue, perché il tuo sangue è come un animale doppio, è come un cavallo grifone, come una sirena. E potrai anche trovare qualche compagnia di tuo gusto, fra tanta gente che s’incontra al mondo; però, molto spesso, te ne starai solo. Un sangue-misto di rado si trova contento in compagnia: c’è sempre qualcosa che gli fa ombra, ma in realtà è lui che si fa ombra da se stesso, come il ladro e il tesoro, che si fanno ombra uno con l’altro.”
Elsa Morante - L’isola di Arturo






